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Perché una sola domanda a ChatGPT non basta per sapere se il tuo sito è visibile

Confrontare il posizionamento su Google con le citazioni nei motori di risposta AI è possibile oggi, ma il problema vero è statistico prima che tecnico

5 min di lettura News · SEO

Fai la stessa domanda a ChatGPT due volte, a distanza di due minuti. Le fonti citate nella risposta cambiano: in media solo il 40% dei domini si ripete tra una risposta e la successiva. È il dato più interessante di un tutorial pubblicato il 22 settembre 2026 su Codrops, che spiega come costruire uno strumento per confrontare chi si posiziona su Google e chi viene citato da ChatGPT, Perplexity e Google AI Overview per la stessa query.

Il problema che chi gestisce un sito aziendale si trova a porsi è semplice: un sito può posizionarsi bene su Google e non comparire mai nelle risposte generate da un modello linguistico, o viceversa. Capire in quale caso si trova è già una domanda legittima. Quella più interessante è un'altra: cosa serve davvero per rispondere, e cosa è più difficile di quanto sembri.

Come si costruisce il confronto

Il metodo descritto su Codrops parte da un problema tecnico banale ma reale: normalizzare gli URL. La stessa pagina può comparire come sei stringhe diverse tra parametri UTM, slash finali, sottodomini www e maiuscole o minuscole. Prima di qualunque confronto, ogni URL va ridotto a una forma unica, eliminando protocollo, www, parametri e slash finale.

Fatto questo passaggio, il confronto diventa un'operazione tra insiemi. Si prendono i primi dieci risultati organici di Google per una query, si raccolgono le fonti citate da Google AI Overview, ChatGPT e Perplexity per la stessa domanda, e si intersecano i due gruppi di domini normalizzati. Il risultato sono tre liste: i siti che si posizionano e vengono citati, quelli che si posizionano ma non vengono mai citati, quelli che vengono citati senza mai comparire nel ranking organico. Già solo queste tre liste dicono più di qualunque impressione soggettiva su "quanto siamo visibili per l'AI".

Per ottenere i dati di partenza, il tutorial si appoggia a un servizio terzo a pagamento, Cloro, che unifica dietro un'unica API le risposte di Google, ChatGPT e Perplexity e restituisce le fonti in un formato omogeneo. È una scelta comprensibile: ricostruire con un browser automatizzato il comportamento di tre prodotti diversi, tra streaming del testo, fonti che compaiono fuori dal contenuto visibile della pagina e sessioni autenticate, è un lavoro molto più grande del problema che si vuole risolvere.

Il limite che nessuno strumento risolve

Il punto più utile del tutorial non riguarda il codice. L'autore misura la stabilità delle risposte ripetendo la stessa domanda più volte, a distanza di minuti, con account e regioni diverse, e calcola quanto si sovrappongono le fonti citate. Quel 40% viene da lì. Un modello di dimensioni ridotte cita in genere quattro fonti, uno più grande arriva a nove, ma in entrambi i casi la composizione cambia da una risposta all'altra.

La conseguenza pratica è diretta. "Ho chiesto a ChatGPT e non ci cita" non è un dato: è un campione di ampiezza uno, ricavato da un processo che lo stesso autore del tutorial descrive come non deterministico. Ha senso, invece, un ciclo fatto di pubblicare, osservare, misurare, interpretare, intervenire e ripetere. La stessa domanda va posta decine di volte nell'arco di alcune settimane prima di poter dire qualcosa di affidabile sulla frequenza con cui un sito viene davvero citato. È lo stesso principio, applicato a un problema diverso, del test empirico raccontato da Codrops il mese scorso a proposito del sito di Modularte: non basta un controllo una tantum, serve un processo di osservazione continua.

Un'alternativa alle piattaforme di aggregazione

Per chi gestisce poche pagine e non vuole abbonarsi a un servizio come Cloro (il piano gratuito copre circa 25 confronti al mese; un monitoraggio quotidiano di venti query ne consuma circa 8.400), parte del lavoro si può replicare con le API ufficiali dei singoli fornitori, a costo di più codice da scrivere e meno uniformità nei dati.

Per ChatGPT, l'API di OpenAI mette a disposizione un tool di ricerca web nativo nella Responses API, attivabile passando {"type": "web_search"} tra i tool della richiesta. Le fonti citate arrivano come annotazioni collegate al testo della risposta, ciascuna con url, titolo e posizione della citazione nel messaggio.

Per Perplexity la situazione è più delicata, ed è un buon esempio di quanto velocemente cambi questo terreno. La Sonar API, il prodotto su cui si appoggia implicitamente anche il servizio terzo usato nel tutorial Codrops, è stata dismessa il 27 settembre 2026, cinque giorni dopo la pubblicazione dell'articolo, in favore della nuova Agent API. Chi scrive oggi questo tipo di codice deve rivolgersi all'endpoint api.perplexity.ai/v1/agent, dove le fonti non arrivano più come campo unico "citations" ma come elemento separato di tipo search_results nella risposta, con url, titolo, estratto, data e provenienza.

Per il lato Google resta un vuoto che nessuna delle due grandi piattaforme ha colmato: non esiste un'API ufficiale per leggere il contenuto di Google AI Overview. I servizi come Cloro lo ottengono con metodi che Google non documenta pubblicamente. Chi vuole restare su fonti ufficiali può oggi osservare solo il posizionamento organico tradizionale, e trattare l'AI Overview come un dato che richiede comunque un intermediario terzo o una verifica manuale.

Cosa conta, alla fine

Il valore di questo tipo di misurazione non sta nello strumento scelto, a pagamento o costruito con le API ufficiali, ma nell'impostare fin dall'inizio un processo che tenga conto della natura probabilistica delle risposte generate. Una singola interrogazione a un modello linguistico dice poco sulla visibilità reale di un sito. Venti interrogazioni ripetute per due settimane iniziano a disegnare un pattern su cui ragionare. E chi costruisce oggi questo tipo di monitoraggio dovrebbe aspettarsi che l'infrastruttura sotto i suoi script, tra endpoint, formati di risposta e servizi terzi, cambi più spesso dei contenuti che sta misurando.

Fonti

  1. Codrops, "Who Google Ranks, Who the AI Engines Quote: Build the Comparison in an Afternoon", 22 settembre 2026
  2. Perplexity API Platform Forum, "Sonar is moving to the Agent API", 13 agosto 2026
  3. Perplexity, documentazione ufficiale, "Migrate from Sonar to the Agent API"
  4. OpenAI, documentazione ufficiale, "Web search | OpenAI API"

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